Compagnia dell'Arpa a dieci corde
Clown-Dottori

Poesie

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Clown

Figura colorata
che causi stupore e disagio.

Claun! Il bambino scandaglia i tuoi segreti.

Clown! Tu scruti l'anima del vecchio.

Mascheri la tua identità
e giochi davanti a te stesso e agli altri
con una vita
di diverse sfumature e tonalità di colore.

Clown! Vuoi spogliarti
e infrangere la maschera
che copre il tuo vero volto?

Ginotondo

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La storia dell'uomo triste

C'era un volta un uomo triste,
ma tanto, tanto triste
che tutti quelli che l'incontravano s'intristivano.
Se si sedeva,
anche la sedia diventava triste,
ma tanto, tanto triste
che iniziava a scricchiolare, si scollava, si sfasciava.
Se mangiava una minestra,
questa s'intristiva, diventava insipida e fredda.
Un giorno trovò per strada un naso rosso di gomma,
se lo mise addosso,
un bambino lo vide e sorrise.
Da quel giorno, lui è sempre un po' triste,
ma chi l'incontra, sorride.
Se si siede, la sedia diventa una sedia a dondolo,
che lo culla e lo fa sognare.
Se mangia una minestra,
questa ha mille profumi e mille sapori.
Questa è la storia dell'uomo triste,
oggi un po' meno triste.

Ginotondo

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L'anima degli uomini
è come
un'arpa di cristallo,
dai fili sottili
e fragili.
Dita inesperte non sanno
di sinfonie delicate.
dita inesperte suonano
ed ecco
che il filo si spezza,
rimbalza,
ferisce.
Vorrei avere la chiave
degli accordi migliori,
e sentire soltanto
vibrazioni infinite
di serenità
e di pace.

Arcobaleno

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Giorno, in cui si ferma tutto

dal mandorlo, al ciliegio,

bianco florilegio

la natura in lutto.

Ma movendo il cuore sogna,

dentro come fuori

in mezzo ai clown dottori

sorrider vuole Spugna.

Spugna

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... resti solo con le stelle


Trick & Track o Caldarrosta, non importa quale nome
e neppure quanto costa… stare sotto ad un tendone.

Il vestito che tu porti, è la vita dei tuoi stracci,
un colore, una città, tante sorti…. è la vita dei pagliacci.

Naso rosso a pomodoro, sotto gli occhi: due cipolle,
scarpe lunghe con un foro…. per far ridere le folle.

Per la gioia dei bambini, canti, ruzzoli e saltelli,
cadi a terra con gl’inchini, fai l’acrobata agli anelli.

Per far ridere.. tu soffri; mai ! Sapremo del tuo cuore,
ma lo sguardo che ci offri, ci ripaga con stupore.

A spettacolo finito, noi: ridiamo a crepapelle,
Tu! Deriso e un po’ sfinito, ……resti solo con le stelle!

Di Mauro Canazza, vincitore al 1° Concorso “Poesia e stelle cadenti – Il clown e la natura”, 10 agosto 2007

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C'era la luna


C’era la luna
quando il Clown scrisse la sua fiaba.
Raccontava di bambini
senza sorriso
senza colori
senza giorni per giocare fuori.
Diceva di persone
d’ogni tempo
d’ogni età,
sentimento di infinita umanità.
C’era la luna
quando il Clown scrisse la sua fiaba
d’altri mondi
di adesso
di ieri.
Dentro ai mondi gli stessi pensieri,
nei pensieri gli allegri colori
di quel Clown
che rattoppa un po’ i cuori.
…Quale filo d’argento sottile?
Quali magiche o buffe parole?
Forse, Luna, nascondi il segreto?
- Naso rosso or vivace ora cheto!
Ecco, Clown,
prosegui allora
la tua fiaba di notte e di aurora,
la tua fiaba di Luna e di Sole,
di silenzio
e di mille parole.

Di Loredana Canazza, vincitrice al 2° Concorso “Poesia e stelle cadenti – Il clown e la fiaba”, 10 agosto 2008.

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L'ottavesimo giorno

C’era una volta – e so che c’è ancora –
un Principe-Clown e gentil Clown-Signora.
Clown i tre bimbi, il cagnetto, il criceto
così che ogni giorno era morbido e lieto.
Avvenne che un dì – né cocchiere né cocchio –
apparve per lì un Cavaliere Ranocchio:

"Ohilalà, sua clownità, bello il naso rosso vostro!"

"Vieni a noi in tranquillità, che se vuoi io te lo mostro!"

"Certamente gradirei, ma mi lasci domandare:
so che siete tutti clown, mi potrei testé aggregare?
Verde allegro il mio colore, a saltelli il mio avanzare
può sembrare un po’ stonato ma… diverte il gracidare!
Principe-Clown, gentil Clown-Signora,
ditemi "sì" prima che faccia aurora,
oppure sarà già segnato il destino
per me che – ranocchio – non torno bambino."

"È dunque così? Non puoi più giocare?
Non trovi un sorriso profondo da dare?
Allora avvicinati e svanirà l’incantesimo,
poichè in settimana oggi è il giorno… ottavesimo!
Quello speciale dei clown, dei ranocchi,
che fiaba e magia rivela ai tuoi occhi.
O forse… al tuo naso, o al cuore, chissà:
parola – assai seria! – di me, clownità."

C’era una volta – e so che c’è ancora –
un Principe-Clown e gentil Clown-Signora.
Bimbi, cagnetti e criceti d’intorno
tutti a inventar l’ottavesimo giorno.
Perché proprio questo è quello che manca
a render la vita un po’ meno stanca.
Stanca… di cosa? Di tutto? Di nulla:
il giorno ottavesimo ognuno trastulla!

Di Loredana Canazza, vincitrice al 2° Concorso “Poesia e stelle cadenti – Il clown e la fiaba”, 10 agosto 2008.

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No steme contar fiabe

Clown, te vojo ben
perché no te conti fiabe.

No posso più sentir la fiaba
che doman starò mejo,
che le medicine servi,
che ghe vol gaver coragio.

E gnanca l’altra fiaba vojo sentir,
quela del Paradiso,che no ghe credo,
(perché se pol anca no’ creder).

Ti no’ te vien qua,
per dirme cossa far, ma solo
per zucarme fora una ridada,
magari più de una.

Dura quel che dura, el rider
ma intanto, per un poco,
fin che rido no ghe penso,
e par quasi de viver.

Torno a pensarghe, dopo,
co’ finissi la festa,
a quel che me ‘speta
e ti te va via, scondendo
che te va via co’l gropo.

Di Luciano Vascotto, clown onorario Ramandolo, vincitore al 2° Concorso “Poesia e stelle cadenti – Il clown e la fiaba”, 10 agosto 2008.

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sfondo
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